Salvatore Vaccaro si occupa di comunicazione nel settore del food da 10 anni. Utilizza la parola come strumento principale, dando priorità all’aspetto umano, che costituisce un valore fondamentale nella scelta dei progetti a cui si dedica.
Salvatore raccontaci cosa significa per te lavorare nel mondo gastronomico.
Credo fermamente che la gastronomia sia uno strumento fondamentale per valorizzare i territori, poiché è inseparabile da essi. Mangiare è un atto agricolo, che rappresenta un legame profondo con la terra. Questo non va mai dimenticato. Senza il territorio, non esiste futuro per la gastronomia.
A proposito di futuro, cosa pensi se ti dico il cibo ha fame di futuro?
Sono pienamente d’accordo: il futuro del cibo deve partire dai produttori. Per troppo tempo si è cercato di favorire il consumatore con prezzi più bassi, offrendo però prodotti né salutari né etici o sostenibili. Dobbiamo concentrarci sui contadini e sugli artigiani, che devono essere giustamente retribuiti, per garantire un cibo sostenibile e benefico per l’ambiente ma anche per le aziende e i lavoratori che lo producono.
Quello di cui parli è una sorta alleanza tra produttori, trasformatori, somministratori e consumatori. Come possiamo riequilibrare il rapporto tra queste persone?
Credo che sia un discorso di educazione civica e che debba iniziare nelle scuole per rendere il consumatore consapevole che esistono pratiche alimentari giuste e sostenibili. Dobbiamo far comprendere ai contadini l’importanza di coltivare senza pesticidi e nutrire la popolazione senza ricorrere agli allevamenti intensivi. È fondamentale partire dall’educazione dei giovani e fare in modo che anche i consumatori diffondano un messaggio autentico, non basato solo sul marketing, come accade troppo spesso oggi.
Nel marketing agroalimentare si fa spesso leva su valori come la tradizione e il recupero di tempi passati, spesso idealizzati. Tu cosa ne pensi?
Non credo che la tradizione garantisca qualità, poiché può tramandare sia aspetti positivi che negativi. Quando è svuotata di significato, diventa una parola priva di valore. Oggi è importante parlare di innovazione e avanguardia per creare una nuova tradizione nel futuro, superando i concetti del passato che non sempre hanno rappresentato qualità. Espressioni come cucina della nonna sono usate solo a fini di marketing. Le persone ne sono stanche. Bisogna invece concentrarsi su temi autentici, come sostenibilità ed etica, riempiendo questi concetti di valori reali.
Quali sono i principi che ti guidano nella scelta dei prodotti?
Oggi l’informazione è fondamentale per prendere decisioni consapevoli, specialmente riguardo al cibo. Mangiare male ha un costo per la salute e l’ambiente. Prima di scegliere è essenziale informarsi su come viene prodotto un alimento e se l’azienda opera in modo sostenibile, sia a livello ambientale che etico verso i dipendenti. Il caporalato e la criminalità nel settore agricolo sono inaccettabili. Sarebbe importante che i giovani visitassero le aziende agricole per comprendere meglio l’origine del cibo e fare scelte più responsabili, anche per capire a chi danno i loro soldi. Questo per me sarebbe importante.
Quali sono, secondo te, le principali sfide che l’agricoltura deve affrontare oggi e come possiamo migliorare la situazione per i lavoratori del settore?
Molti abbandonano il settore a causa della scarsa retribuzione rispetto ai sacrifici richiesti. È essenziale riportare l’agricoltura al centro dell’attenzione, non solo in termini di produzione e sostenibilità, ma anche di fiscalità. Non si sentono spesso proposte di sgravi fiscali per l’agricoltura o di iniziative per aumentare le retribuzioni dei lavoratori che dovrebbero essere comparabili ad altri settori. È fondamentale dare centralità all’agricoltura anche sotto questo aspetto.
In che modo le associazioni tra produttori possono influenzare la qualità e la commercializzazione dei prodotti agricoli?
L’agricoltura dovrebbe adottare alcune delle strategie di marketing delle multinazionali, creando reti reali tra i produttori. È fondamentale formare associazioni con un forte potere contrattuale per migliorare la capacità di vendita dei prodotti. Un esempio positivo è INCUSO, che ha unito produttori siciliani per promuovere un olio di alta qualità, evidenziando la buona produzione dietro di esso. Se questo approccio venisse sistematicamente applicato, l’agricoltura guadagnerebbe maggiore visibilità e riconoscimento.
Con INCUSO collaboriamo con i produttori in modo da portare un beneficio comune nel settore. Pensi che possa essere una soluzione valida?
INCUSO in Sicilia ha dimostrato l’efficacia del fare rete, riunendo piccoli produttori e creando un prodotto di alta qualità e vendibile. In assenza di progettualità come questa, i singoli produttori avrebbero avuto meno successo. Il potere contrattuale dei produttori uniti è molto più forte, e permette loro di avere una voce unica e di farsi sentire meglio sul mercato. Questa collaborazione migliora le opportunità di vendita e valorizza il prodotto finito.